Lazio-Juve: partita a scacchi con poco Brasile

by Stefano on

DAL NOSTRO INVIATO ALLO STADIO OLIMPICO DI ROMA
Una partita tattica e contratta quella tra Lazio e Juventus, con scarse concessioni allo spettacolo. All’arcigna quadratura proposta da Ciro Ferrara, Davide Ballardini risponde a tono: difesa alta e spazi chiusi.E anzi è proprio la Lazio, nel primo tempo, a trovare l’unico corridoio offensivo percorribile. È Caceres, infatti, a dimostrarsi fin da subito il punto debole della Juve. Tanto che prima Camoranesi poi Felipe Melo e Legrottaglie sono costretti a fare da terzino destro aggiunto per sostenere l’uruguaiano, in evidenti difficoltà di fronte alle incursioni dei bioncocelesti.

Tra questi il più insistente è Kolarov, che in diverse occasioni, aiutandosi con la corsa e qualche finta lunga, riesce ad eludere il raddoppio degli juventini e a crossare. Ma i centrali bianconeri sono attenti e Buffon, ritornato in forma mondiale, liquida come interventi facili due o tre miracoli dei suoi. Sull’altro fronte la Juve trova un varco sulla destra della difesa laziale, ma la foga di aggredire lo spazio porta troppi bianconeri e tanta confusione nella zona presidiata da Liechtensteiner. Ci provano in tanti e tutti insieme: Grosso, Diego, Amauri e perfino Camoranesi (stufo di accudire Caceres), il più lucido è però Marchisio, rivelatosi alla lunga il migliore in campo e l’unico a far breccia nel muro di centrocampo che Ballardini ha disegnato con Mauri, Baronio e Dabo. Amauri e Trezeguet riescono in qualche modo a riscaldare i guantoni di Muslera, ma per il resto la difesa biancoceleste è attenta. A emergere è il lavoro di Diakité, respinge, recupera pericolosi palloni e spesso detta anche il contropiede.

Niente spazio per i bianconeri, invece, sul fronte centrale: Felipe Melo non spinge, ha nelle gambe la doppia trasferta con la nazionale brasiliana e si limita a fare da diga davanti alla difesa. Mentre Diego, che ha ancora negli occhi le spiagge della Sardegna (dove si è riposato durante la pausa), soffre la pressione di Baronio. Solo sul finire, il primo tempo riempie i taccuini dei cronisti. Diego esce in barella: torsioni, acrobazie e ginocchiate avversarie fanno riaffiorare una vecchia contrattura. Entra Giovinco. Un minuto dopo c’è il gol nullo (e non annullato) della Lazio.

Perché l’unico punto fermo di tutta la vicenda è che l’arbitro, qualunque cosa abbia visto (resta un mistero), ha fischiato prima della zampata di Mauri. Ma ai punti la prima frazione è della Lazio. Il secondo tempo propone una Juve più ordinata. Marchisio fa suo il centrocampo, Giovinco si muove bene tra le linee portando scompiglio tra i ‘giganti’ biancocelesti. Amauri e Trezeguet incrociano meglio che nel primo tempo, anche se tra di loro manca il dialogo. Sulla sinistra inizia a farsi vedere con più regolarità Grosso.

La Lazio è sempre coriacea, è Foggia adesso il più lesto a incunearsi tra i difensori bianconeri. Ma Ballardini, inspiegabilmente, gli preferisce l’anonimo Eliseu. Con il passare dei minuti le maglie biancocelesti si allentano, nell’arrembaggio juventino a pescare il jolly è il più deludente: Caceres. Bravo però a seguire l’azione da dietro e a concludere con un secco diagonale rasoterra nell’angolo opposto. La pressione bianconera continua. Sul finire dell’incontro è un tiro al bersaglio. Muslera respinge tutto, ma nulla può sulla stoccata di Trezeguet. L’ultima riga è per l’esultanza del franco-argentino, immobile e intensa come non mai.

Rinho de Costureiro

Written by: Stefano

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