La tragica profezia di Socrates

by Stefano on

@Futirinhas

Se penso a Socrates, la prima cosa che mi viene in mente è una videocassetta sulla storia della nazionale di calcio italiana dal 1978 al 1990.

Faceva parte di una raccolta comprata da mio zio: l’avevo doppiata artigianalmente e non mi stancavo mai di guardarla. Avevo 8-9 anni ma avrei voluto essere più vecchio di qualche anno solo per poter avere memoria di quella famosa notte d’estate del 1982, la notte di Italia-Brasile 3-2.

In quella storica partita, Socrates segnò il gol del momentaneo 1-1 ricevendo in area di rigore un passaggio filtrante di Zico e infilando Zoff con un piattone preciso e potente sul primo palo. Quante volte ho visto e rivisto quell’azione sulla videocassetta e quante volte ho provato a imitare quel gesto tecnico sui campetti di buche, sassi e pozzolana del mio quartiere!

In quella videocassetta c’erano Falcão, Zico e Rivelino ma Socrates era impressionante.  A quell’epoca era difficile trovare un calciatore alto più di 190 cm che combinasse forza fisica, velocità e al tempo stesso una tale eleganza nei movimenti.

In quegli anni e in quelli successivi, dove il mito di certi giocatori brasiliani i ragazzi della mia età l’hanno conosciuto attraverso film come “L’allenatore nel pallone” e  “Paulo Roberto Cotechinho”, l’impegno politico e sociale di Socrates mi era completamente sconosciuto.  Non avevo idea di che personaggio fosse dentro e fuori dal campo, come riporta questo bellissimo articolo di Tommaso Pelizzari su Corriere.it.

Socrates ammirava Che Guevara e ci assomigliava pure con quella barba folta e la fascia intorno ai capelli . Ma Socrates, come altri campioni brasiliani di ieri e di oggi, amava anche fumo, alcool e belle donne.  Talento, carisma e dissolutezza: elementi ricorrenti nella storia di altri campioni del passato, come George Best, che solo la morte ha fatto diventare leggenda.

E perché la storia di Socrates possa già oggi diventare leggenda basta ricordare una sua frase, datata 1983. Alla domanda di un giornalista: “Come immagini la tua morte?”,  lui rispose “Quero morrer em um Domingo e com o Corinthians Campeão”  (voglio morire di domenica e con il Corinthians campione”).

Qualcuno lassù deve averlo ascoltato,  il Brasileirao 2011 non poteva avere un epilogo differente.

Adeus doutor, descanse em paz. 

 

Written by: Stefano

2 Comments

Alessandro Dattilo

E’ davvero emozionante la tua passione per Socrates! E per il calcio brasiliano nei suoi fantastici dettagli… Grande sito.

Avendo qualche anno più di te, ricordo quell’afoso pomeriggio del 5 luglio 1982 (non era notte…). Finita la stravolgente partita, ubriachi di Paolo Rossi, tutta l’Italia scese in strada con un pallone per sudare dribblando passanti, passeggini, vecchiette con il cane.
Ho la percezione che l’euforia italiana degli anni ’80 sia decollata in quell’incredibile giornata di inizio luglio…

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ALFREDO

io ricordo benissimo: grande Socrates, grande partita (di pomeriggio …): CHE EMOZIONE VINCERE UNA PARTITA IMPOSSIBILE CONTRO UNA GENERAZIONE DI FENOMENI QUAL’ERA LA SELECAO DEL 1982!

aggiungo solo che rivelino non c’era (ma per fortuna c’era Valdir Peres tra i pali …)

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