La tragica profezia di Socrates

@Futirinhas

Se penso a Socrates, la prima cosa che mi viene in mente è una videocassetta sulla storia della nazionale di calcio italiana dal 1978 al 1990.

Faceva parte di una raccolta comprata da mio zio: l’avevo doppiata artigianalmente e non mi stancavo mai di guardarla. Avevo 8-9 anni ma avrei voluto essere più vecchio di qualche anno solo per poter avere memoria di quella famosa notte d’estate del 1982, la notte di Italia-Brasile 3-2.

In quella storica partita, Socrates segnò il gol del momentaneo 1-1 ricevendo in area di rigore un passaggio filtrante di Zico e infilando Zoff con un piattone preciso e potente sul primo palo. Quante volte ho visto e rivisto quell’azione sulla videocassetta e quante volte ho provato a imitare quel gesto tecnico sui campetti di buche, sassi e pozzolana del mio quartiere!

In quella videocassetta c’erano Falcão, Zico e Rivelino ma Socrates era impressionante.  A quell’epoca era difficile trovare un calciatore alto più di 190 cm che combinasse forza fisica, velocità e al tempo stesso una tale eleganza nei movimenti.

In quegli anni e in quelli successivi, dove il mito di certi giocatori brasiliani i ragazzi della mia età l’hanno conosciuto attraverso film come “L’allenatore nel pallone” e  “Paulo Roberto Cotechinho”, l’impegno politico e sociale di Socrates mi era completamente sconosciuto.  Non avevo idea di che personaggio fosse dentro e fuori dal campo, come riporta questo bellissimo articolo di Tommaso Pelizzari su Corriere.it.

Socrates ammirava Che Guevara e ci assomigliava pure con quella barba folta e la fascia intorno ai capelli . Ma Socrates, come altri campioni brasiliani di ieri e di oggi, amava anche fumo, alcool e belle donne.  Talento, carisma e dissolutezza: elementi ricorrenti nella storia di altri campioni del passato, come George Best, che solo la morte ha fatto diventare leggenda.

E perché la storia di Socrates possa già oggi diventare leggenda basta ricordare una sua frase, datata 1983. Alla domanda di un giornalista: “Come immagini la tua morte?”,  lui rispose “Quero morrer em um Domingo e com o Corinthians Campeão”  (voglio morire di domenica e con il Corinthians campione”).

Qualcuno lassù deve averlo ascoltato,  il Brasileirao 2011 non poteva avere un epilogo differente.

Adeus doutor, descanse em paz.