Storia di Jailson, ritratto delle contraddizioni della Coppa del Mondo in Brasile

by Stefano on

In questi giorni tutti mi chiedono di raccontare cosa sta succedendo in Brasile. Raccontare e soprattutto spiegare le proteste contro la Coppa del mondo, il perché di queste manifestazioni e se la situazione è come viene presentata in tv o come diffusa attraverso i social media.

Ho visto immagini, parlato con tanta gente, sentito diverse opinioni e alla fine sono rimasto un po’confuso anche io. Voglio dire, le tematiche legate a queste proteste sono tante: dalla corruzione, allo spreco di denaro, alla mancanza di  scuole e ospedali. Sono così tante che alla fine si perde il senso del concreto. Mi ripetevo: la Coppa del Mondo 2014, scelta come simbolo della rivolta, non ha portato posti di lavoro specie alle fasce più povere? Quando ho letto questo articolo sulla storia di Jailson, operaio che vive nei pressi dell’Itaqueirao, futuro stadio del Corinthians ho pensato fosse il modo più concreto per descrivere le laceranti contraddizioni che affliggono la maggior parte dei brasiliani e che l’organizzazione della Coppa del Mondo ha reso ancora più esasperanti.

Cícero Jaílson Ponciano da Silva vive nella Comunidade da Paz, favela della zona est di São Paulo. Gestisce un baretto fatiscente e quando hanno aperto i cantieri del progetto di “riqualificazione urbana” voluto dalla prefettura di São Paulo ha trovato lavoro come operaio. Solo dopo ha capito che queste opere avrebbero spazzato via la sua casa. Per costruire il Polo Istituzionale di Itaquera che includerà lo stadio, vari enti, una biblioteca, un posto di vigili del fuoco e della polizia e un parco c’è bisogno di spazio, quello occupato dalla Comunità li vicino.

 

Cosa ne sarà della gente che sarà sfollata? Questo nessuno l’ha previsto nel momento di firmare in qualche lussuoso ufficio l’avvio dei lavori.E nessuno dice niente agli abitanti della Comunità, nessuno sa quale sarà la loro fine. Dove andrà Jailson e la sua famiglia composta da 4 persone tra cui un figlio di 11 anni paralizzato? Sommando quello che ricava dal bar, alla paga da operaio e all’indenizzazione della Previdenza Sociale per il figlio arriva a 2.500 reais (860 euro).

Questo è secondo me l’esempio più evidente dei problemi legati all’organizzazione dei mondiali brasiliani. Tutto il progetto è stato avviato senza prevedere un piano di inclusione sociale, un progresso che fosse a vantaggio di tutti. Si è fatto “alla brasiliana”: i problemi vengono coperti, oscurati o fatti sparire. In Brasile è così da anni, il turista che passeggia a Copacabana vede solo una fila interminabile di lussuosi hotel ma non le distese favelas che ci sono dietro.

Jailson è uno dei simboli di questa Coppa del Mondo. Una contraddizione ambulante: quanto più lavora sodo al cantiere per guadagnare i soldi necessari per vivere e mantenere la sua famiglia, quanto prima si avvicinerà la fine per la sua casa e quella degli altri abitanti della zona. Per questo odia il calcio? Neanche per sogno, continua a essere un grande tifoso del Corithians, la squadra che gli sta seppellendo casa per far posto a uno stadio inutile (lo stadio scelto per ospitare il Mondiale 2014 è il Morumbi). Ma non proverà più quell’entusiasmo che un Mondiale porta generalmente in tutti i tifosi brasiliani.

“Mai più riuscirò a vedere la Copa nello stesso modo. E il ricordo dell’abbandono della mia casa, perché so già che avverrà, sarà eterno.”

Written by: Stefano

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