I club brasiliani puntano sui giovani argentini, uruguaiani e persino italiani.

by Stefano on

di pierro italiano fluminense

fonte: globoesporte

Quando si pensa al Brasile, calcisticamente parlando, si pensa al Paese in cui nascono talenti e in cui andare a scovare l’Aristoteles di Oronziana memoria.  Tante volte in Italia ho sentito addetti ai lavori esprimersi sui giovani italiani dicendo tipo: “se si chiamasse Peppinho avrebbe maggiore considerazione..”

Bene, è ora di sfatare almeno in parte il mito per cui i club brasiliani valorizzano solo giovani brasiliani. Che puntino sui giovani questo è sicuro. E per motivi economici si muovono senz’altro più attivamente per scovare “gioielli” prima che piombino su di loro i giganti europei e che il valore di mercato cresca troppo. Ma gli scout non si muovono soltanto nei campetti polverosi delle periferie di Rio de Janeiro o Sao Paulo.

Molti club in particolare l’Internacional e il Gremio, forse per motivi geografici, prestano particolarmente attenzione ai giovani argentini e uruguaiani. È il caso di Maxi Rodriguez e Alan Ruiz, due ventenni che (specialmente Alan Ruiz) sono stati lanciati dal Gremio in prima squadra. L’Internacional, dopo aver venduto Forlan e Damiao, ha puntato prima su Scocco e quest’anno ha comprato il 21 argentino Luque. Il Flamengo ha affidato la maglia numero 10 di Zico a Lucas Mugni, argentino di appena 22 anni.

Solo argentini? Macché anche italiani. Nelle giovanili del Fluminense figura il 19enne Mirko Di Pierro, attaccante laterale scuola Milan scovato dai dirigenti del club carioca durante un’amichevole a Monza. In Brasile da un anno, sta lavorando sotto la guida di Marcelo Veiga che gli ha cambiato posizione in campo arretrandolo sulla linea dei terzini. In una intervista a GloboEsporte, Mirko ha raccontato le difficoltà di adattamento al clima e le differenze tra il calcio italiano e brasiliano.

Sono tutti dei baby fenomeni? Forse no. Ma certamente in Brasile c’è più pazienza, c’è maggiore disponibilità ad aspettare che un talento fiorisca rispetto al calcio europeo. E in generale c’è anche più coraggio nell’allestire una squadra in cui ai giocatori di esperienza (in Brasile giocano ancora Assunçao, Zé Roberto e Juan..) vengono affiancati ragazzi di 18-19 anni. Giovani calciatori italiani: è ora di emigrare in Brasile?

Written by: Stefano

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