Perché i brasiliani protestano contro la coppa del mondo?

by Stefano on

nao vai ter copa

Ogni tanto qualcuno mi pone questa domanda. Nonostante abbia provato a parlarne attraverso questo blog e sulla pagina Facebook mi rendo conto che è difficile spiegare cosa sta accadendo in Brasile da quando sono iniziati i lavori per i mondiali se i media, giornali e tv in primis, danno un’informazione parziale. Ed è ancor più difficile e triste vedere che pochi, a cominciare dai brasiliani stessi,vogliono sapere.

E cosi si sente di tutto: Le proteste sono generalizzate, non si sa bene contro chi e contro cosa: sono contro la corruzione, contro il malgoverno, contro Dilma e Lula e anche contro Ronaldo e Pelé. Si protesta contro gli stadi perché sono costati troppo e perché quel denaro andava investito in istruzione e sanità. Questa è fuffa, è un modo per buttarla in caciara, si direbbe a Roma.

Per capire perché migliaia di persone sono arrabbiate, deluse, indignate a causa della Coppa del Mondo (e delle Olimpiadi che seguiranno) vanno raccontate e ascoltate le loro storie. L’anno scorso, mentre ero a Rio durante la Copa das Confederaçoes, ho riportato la storia di Jailson e degli sfollati di Itaquera, il quartiere popolare raso al suolo per far posto allo sfavillante (e ancora non finito) impianto che tra due giorni ospiterà la partita inaugurale del Mondiale.

Oggi riporto la storia di Elisângela. Una storia comune a 30.000 persone nella sola Rio de Janeiro. Persone che dal 2011 hanno visto la loro casa demolita per ordine delle autorità dall’oggi al domani, senza un preavviso e senza ricevere un indennizzo o una casa alternativa. Secondo quanto stimato dal Movimento Nazionale dei Comitati Popolari, in tutto il Brasile sono circa 170.000 le persone che sono state sfollate per far posto alle opere di “ammodernamento” per il Mondiale.

Quando venne annunciato che il Brasile avrebbe ospitato la coppa del mondo e Rio le Olimpiadi, la maggior parte dei brasiliani, ricchi e poveri è stata felice. Il primo pensiero è stato: “questi due eventi porteranno progresso”. A voler citare il motto della bandiera brasiliana si potrebbe dire che il Progresso sta faticosamente arrivando, ma senza Ordine, calpestando i diritti delle persone, specie le più povere.

Come ha detto Jorge Aldir, uno dei più conosciuti commentatori sportivi, “pagheremo per 20 anni uno stadio che non è nostro”, riferendosi al nuovo impianto di Natal, l’Arena das Dunas. Uno stadio che tra l’altro sorge in un’area dove in passato c’erano  molti pozzi che raccoglievano le acque piovane dei violenti nubifragi che spesso si verificano in questa regione. E infatti, alle prime piogge, il nuovo stadio è tornato alla sua originaria natura paludosa.

Tra ingiustizie sociali, debiti e disorganizzazione  i Mondiali 2014 per molti brasiliani sono come una festa organizzata in casa propria a cui non si è invitati salvo però, beffardamente, doverne pagare il salatissimo conto. Ma in fondo il Brasile è e sarà sempre il sinonimo di allegria.  Tra due giorni, la seleçao scenderà in campo e tutto questo rancore, tutto il sentimento negativo verrà dimenticato, anzi no, rimandato.

Fonte: http://apublica.org/

Written by: Stefano

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