Brasile-Colombia e il linciaggio mediatico di Zuniga

by Stefano on

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Brasile-Colombia forse rimmarrà la partita più discussa di questi mondiali  specie se il Brasile non dovesse superare la Germania e arrivare in finale. Tutto per un episodio avvenuto poco prima del fischio finale: il fallo di Zuniga su Neymar che ha sancito la fine del mondiale per il numero 10 brasiliano.

Dell’entrata di Zuniga si parlerà ancora a lungo. La Commissione Disciplinare della Fifa ha aperto un’indagine e sta analizzando i video. Forse per il colombiano arriverà una squalifica che si può definire “a furor di popolo“. Il giorno dopo la partita Zuniga ha pubblicato una lettera di scuse a Neymar, chiarendo la non volontarietà del fallo verso un giocatore, uno dei migliori al mondo, che ammira e rispetta.

L’entrata è stata dura, è vero. Ma in un contesto di una partita in cui ci sono stati 54 falli, 31 dei quali commessi dai brasiliani: il match più falloso di tutto il mondiale. Le dichiarazioni di Felipe Scolari che ha definito il fallo “non intenzionale” e il curriculum non certo da giocatore aggressivo non hanno risparmiato a Zuniga un mare di polemiche.

Il colombiano ha ricevuto minacce di morte, è stato chiamato “scimmia”, “negro senza vergogna”, “mostro”, “peggior vile della storia del calcio”. Non hanno risparmiato nemmeno la sua famiglia: su Instagram è stata insultata e minacciata anche la figlioletta di 2 anni. Questo atteggiamento è deprecabile, ma ancor più deprecabile è la posizione di alcuni giornalisti e personaggi pubblici brasiliani che hanno contribuito ad alimentare la rabbia dei tifosi.

Se i media brasiliani usano parole come “attentato” ai danni di Neymar, apostrofano un fallo come “malvagità pura” e definiscono il giocatore che lo ha commesso come “macellaio” o “carnefice” non solo legittimano ma amplificano i commenti barbari apparsi sui social network. Questo linciaggio mediatico non fa certo bene al Brasile:  sia perché la violenza nel calcio brasiliano è altissima e non serve certo alimentarla. Sia perché le pagine di cronaca dei giornali di Rio o Sao Paulo hanno già riportato casi in cui al linciaggio virtuale  è seguito uno reale.

Non che la stampa colombiana si sia distinta per fair play, eh. E verrebbe da esclamare”tutto il mondo è paese” se pensiamo a quello che succede in Italia  dove ci sono testate locali  in cui (purtroppo) il giornalista si confonde con il tifoso in sfoghi sguaiati contro squadre, giocatori o tifosi avversari, arbitri e dirigenti o più genericamente contro un non ben definito “Sistema”.

Non si può aspettare che la situazione degeneri dall’insulto alla violenza per parlare di soluzioni. C’è bisogno di diffondere e alimentare una cultura sportiva sana e i giornalisti o tutti quelli che hanno il privilegio di parlare attraverso un microfono e una telecamera devono avere maggior senso di responsabilità. E una volta per tutte, bisognerebbe far capire, anche in maniera dura, che i social network non sono una fogna in cui riversare odio e insulti verso chiunque restando impuniti.

 

Written by: Stefano

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