neymar e dunga

Un mondiale senza il Brasile è una cosa inimmaginabile. Eppure la seleção ce la sta mettendo tutta per complicarsi il cammino nelle qualificazioni. La crisi del calcio brasiliano sembra inarrestabile, eppure dopo la figuraccia del mondiale giocato in casa sembrava non ci potesse essere di peggio.

Nella seleção brasiliana c’è qualcosa di strano. Ed è qualcosa che non riguarda soltanto l’aspetto tecnico tattico ma situazioni che vanno al di là del campo. I fattori sono molteplici, come pezzi un puzzle che non si incastrano, ma i media brasiliani si concentrano soprattutto sul tecnico della nazionale e del suo capitano.

Neymar viene accusato di assentarsi nei momenti importanti, di approfittare troppo del suo ruolo di “stella” e per questo di non essere riconosciuto come leader carismatico dal gruppo. A novembre scorso la presenza di ospiti VIP a seguito di Neymar nel ritiro della nazionale a Salvador non è piaciuta alla CBF. Come ha irritato il fatto che nell’ultimo impegno della nazionale il talento del Barcellona sia arrivato tardi saltando l’allenamento del lunedì, cosa che non hanno fatto i suoi compagni di club Suarez, Messi e Mascherano. E non è piaciuta a nessuno in Brasile il fatto che Neymar sia andato a divertirsi in un locale notturno a tarda notte dopo aver rimediato il cartellino giallo e conseguente squalifica nella partita con l’Uruguay.



Sulle spalle di Dunga invece pesano le decisioni di lasciare fuori dalla nazionale giocatori come Thiago Silva e Marcelo colpevoli dal canto loro di non riuscire a replicare in nazionale il livello di gioco espresso con i rispettivi club. Ma anche la stessa gestione di Neymar e la scommessa – per alcuni azzardata o persa – di responsabilizzarlo dandogli la fascia di capitano.

Dopo i pareggi con Uruguay e Paraguay – entrambi per 2-2 – il difensore dell’Inter Miranda  ha dichiarato che il Brasile deve non solo migliorare tecnicamente ma anche imparare ad affrontare con determinazione e cattiveria partite come queste delle eliminatorie, gare che molti giocatori non hanno affrontato prima complice anche il fatto di aver disputato l’ultima edizione dei mondiali in casa.

A un mese dalle convocazioni per la prossima Copa America e con le Olimpiadi alle porte, Dunga avrà l’arduo compito di assemblare un gruppo che sia quanto più in sintonia con il suo concetto di gioco, che non sia ostaggio del suo numero 10,  che sia disposto a lottare e al sacrificio, al di là dell’aspetto tattico (anche quello apparso lacunoso a volte). Tra 5 mesi ci sarà una qualificazione al mondiale da conquistare ma per adesso il Brasile è incredibilmente fuori.

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