Mondiali Brasile 2014

Ecco perché stasera vincerà la Germania

by Stefano on

perché la germania vincerà i mondiali in Brasile

C’è un dato particolare che accompagna tutte le vincenti della Coppa del Mondo. Coincidenza? Non credo…

Dei 23 calciatori convocati dell’Argentina, 20 giocano nei campionati esteri e solo 3 militano in club nazionali. Orion e Maxi Rodriguez giocano nel Newell’s Old Boys e Gago, unico titolare dei tre, nel Boca Juniors. In tutta la storia dei mondiali, è accaduto soltanto una volta che la nazionale vincitrice fosse formata da una maggioranza di giocatori appartenenti a club stranieri: la Francia di Zidane (che nel 1998 giocava nella Juventus).

Nel 2010 la Spagna vinse con 20 dei 23 convocati provenienti da club spagnoli. Nel 2006 tutti i giocatori dell’Italia campione del mondo giocavano in club italiani. Nel 2002, il Brasile aveva 13 giocatori provenienti da club brasiliani e 10 che giocavano all’estero.

Sembra una coincidenza ma potrebbe essere un simbolo. Quanto più forte è il campionato nazionale, maggiori sono le possibilità per i giocatori di rimanere più a lungo nel proprio paese e per la nazionale di mantenere un’identità nello stile di giocare. Questo, unito a una formazione e una crescita di un “gruppo nazionale” a partire dall’under 21 porta a buoni risultati nel medio periodo.

La presidente Dilma, dopo il 7-1 contro la Germania, ha detto che il calcio (brasiliano) deve crescere internamente per riempire gli stadi e mantenere i giocatori nel Paese. Il discorso ha un senso, ma la CBF deve cambiare e lavorare duramente per supportare la crescita e la formazione calcistica in un paese che non riesce più a far emergere così tanti talenti come in passato. Ad esempio, Joseph Guardiola ha svolto due stage di formazione a Buenos Aires negli ultimi due anni. Non è mai andato in Brasile: perché?

Altra questione fondamentale sarà rivitalizzare il Brasileirão e riportare la gente allo stadio (come scrivevo qui, la media spettatori del campionato brasiliano è in continuo calo).  In Bundesliga in 10 anni la media di spettatori per partita è salita da 33 mila a 45mila spettatori, gli stadi sono accoglienti e moderni.

E per concludere, solo 3 dei giocatori convocati in nazionale giocano in club esteri. Se questo tabù non verrà sfatato, oggi la Germania sarà campione del mondo.

Brasile-Germania: i 10 motivi di un tracollo annunciato

by Stefano on

perché il brasile ha perso 7-1

Ho preferito prendere 48 ore di tempo prima di scrivere questo articolo. Servivano per cercare  di spiegare il più razionalmente possibile una partita che di razionale ha avuto ben poco. Non solo: immaginavo quanto sarebbe accaduto subito dopo la partita, ovvero che la Rete sarebbe stata invasa dalle opinioni di chiunque. Volevo leggere quanto avrebbero scritto giornalisti, opinionisti, ex giocatori, tifosi e persino politici su quella che nella storia prenderà il posto del Maracanaço del 1950 come la più grande disfatta del calcio brasiliano.

Le ragioni di questo tracollo, di un 7-1 che brucerà a lungo nell’animo di un popolo intero vanno al di là degli aspetti tecnici della partita in sé, alcuni dei quali erano stati già evidenziati in post precedenti. Ho cercato di riassumerle in 10 punti, non necessariamente da leggere in ordine di importanza.

1) Le scelte di Scolari. Le maggiori responsabilità sono della commissione tecnica, della CBF e di Felipe Scolari.Partiamo dalle convocazioni: Dal 2010 al Brasile manca un regista (l’ultimo vero in questo ruolo è stato Gilberto Silva) e un attaccante (a questo dedico un punto a parte). L’unico in rosa che poteva essere adattato (ma doveva essere provato prima del mondiale) era Hernanes che ha giocato 35 minuti in tutto. Inoltre, Scolari si è andato a incastrare in un modulo il 4-2-3-1 che con i giocatori in rosa non è riuscito mai a variare e senza Neymar è finito per essere completamente inefficace.

2) Fred. Dare la colpa a lui è facile, ma anche qui la responsabilità è di chi ha messo tutto il peso dell’attacco sulle sue spalle.Con Neymar a svariare e a prendere palla quasi a centrocampo è rimasto ancora più isolato. Fred non è mai stato un fenomeno neanche quando era al top della sua carriera negli anni del Lione e anche negli ultimi mesi al Fluminense è stato spesso acciaccato.

3) Il reparto difensivo. Si è salvato solo Thiago Silva, ma i brasiliani hanno invece celebrato David Luiz che ha sì mostrato grande carattere e grinta ma anche un indisciplina tattica incredibile. Anche Dante, che pure gioca al Bayern Monaco e avrebbe dovuto conoscere Muller e compagni non è stato in grado di guidare la difesa e tenere le posizioni.

4) Il centrocampo. Nel 2010 a fare il regista c’era Felipe Melo ed è finita come sappiamo. Nel 2014 Scolari insiste nel mettere due mediani come Paulinho e Fernandinho a far gioco. Con il risultato che Neymar e Oscar dovevano venire a prendersi il pallone dietro e giocare lontano dalla porta e Paulinho, ad esempio, preoccupato più a difendere che ad attaccare gli spazi si è visto pochissimo nell’inserimento che è forse la sua arma migliore.

5) La Confederation Cup. Il fatto di aver vinto la Confederation ha creato delle convinzioni sbagliate che Felipe Scolari non ha mai voluto mettere in discussione. Eppure i limiti di gioco si erano visti anche un anno fa e c’era tutto il tempo per provare nuove soluzioni e giocatori.

6) L’obbligo di vincere. Questa seleçao non è la più scarsa mai vista ma una squadra composta da molti giovani talenti, senza esperienza internazionale e mandati in campo con l’obbligo di vincere. Si è sentita in campo l’assenza di un leader carismatico, uno come Kakà ad esempio. Contrariamente a quanto ho letto, il crollo con la Germania non è avvenuto dopo il 1° gol ma dopo il 3° ovvero quando la squadra ha capito che la partita era ormai definitivamente compromessa. Un gruppo più esperto (e un allenatore più capace) avrebbe predicato calma, cercato di limitare i danni e il passivo per arrivare a giocarsi il tutto per tutto nel secondo tempo.

7) L’infortunio di Neymar. L’assenza di Thiago Silva contro la Germania è stata pesante, ma ancor più quella di Neymar. Non per un fatto tecnico quanto perché nei giorni precedenti, invece di focalizzarsi sull’avversario che si doveva incontrare in semifinale tutti (squadra, media etc..) hanno parlato solo dell’assenza del numero 10, del fallo di Zuniga, del dover “giocare per Neymar”. L’avevo già scritto dopo la vittoria con il Messico, questo gruppo mi sembrava emotivamente fragile. Probabilmente con Neymar e Thiago Silva in campo la Germania avrebbe vinto lo stesso, ma non 7-1.

8)Il calcio brasiliano. Sento spesso che il calcio italiano è in crisi. E quello brasiliano? Probabilmente va rivista la valutazione di certi giocatori che i club europei, russi e arabi sono sempre ben disposti a pagare. Mi sembra che negli ultimi anni siano sempre di meno i Campioni con la C maiuscola che arrivano dal Brasile.  Eppure li sono convinti, sempre e comunque, che i loro giocatori sono i migliori. Parreira, ad esempio,  nella prima conferenza stampa del mondiale dichiarò: É só olhar o time que nós temos. Temos a zaga mais cara do mundo. Temos jogadores experientes, com qualidade, respeitados no futebol internacional, jogando em casa. Somos favoritos, sim”  (Basta solo guardare che squadra abbiamo. Abbiamo il difensore più pagato al mondo. Abbiamo giocatori di esperienza, qualità, rispettati nel calcio internazionale e ora giocano in casa. Siamo favoriti, sì.” )

9) Il Brasileirao. Tra i convocati di Scolari solo Fred e Jo giocano in Brasile, gli altri tutti all’estero. Non c’è veramente di meglio nel Brasileirao? Ad esempio nel Cruzeiro, squadra campione in carica, giocatori come Everton Ribeiro e Ricardo Goulart forse meritavano una chance. Sullo stato del calcio in Brasile, in parte do ragione a Romario che subito dopo la sconfitta ha pubblicato un durissimo attacco alla CBF, denunciando anche che  i club brasiliani, sempre più indebitati e invischiati in situazioni finanziarie poco chiare, non stanno più formando i giovani talenti come una volta.

10) La stampa brasiliana. Nel 2010 Dunga aveva insultato un giornalista durante una conferenza stampa. Nel 2014 Scolari manda al diavolo tutti (“Gostou, gostou. Se não gostou, vai para o inferno”) e sceglie di parlare solo con 6 giornalisti di fiducia. Sarà un caso ma in tutte e due le occasioni il Brasile è uscito ridimensionato dal Mondiale..anche se stavolta molto di più.

Brasile-Colombia e il linciaggio mediatico di Zuniga

by Stefano on

zuniga-neymar

Brasile-Colombia forse rimmarrà la partita più discussa di questi mondiali  specie se il Brasile non dovesse superare la Germania e arrivare in finale. Tutto per un episodio avvenuto poco prima del fischio finale: il fallo di Zuniga su Neymar che ha sancito la fine del mondiale per il numero 10 brasiliano.

Dell’entrata di Zuniga si parlerà ancora a lungo. La Commissione Disciplinare della Fifa ha aperto un’indagine e sta analizzando i video. Forse per il colombiano arriverà una squalifica che si può definire “a furor di popolo“. Il giorno dopo la partita Zuniga ha pubblicato una lettera di scuse a Neymar, chiarendo la non volontarietà del fallo verso un giocatore, uno dei migliori al mondo, che ammira e rispetta.

L’entrata è stata dura, è vero. Ma in un contesto di una partita in cui ci sono stati 54 falli, 31 dei quali commessi dai brasiliani: il match più falloso di tutto il mondiale. Le dichiarazioni di Felipe Scolari che ha definito il fallo “non intenzionale” e il curriculum non certo da giocatore aggressivo non hanno risparmiato a Zuniga un mare di polemiche.

Il colombiano ha ricevuto minacce di morte, è stato chiamato “scimmia”, “negro senza vergogna”, “mostro”, “peggior vile della storia del calcio”. Non hanno risparmiato nemmeno la sua famiglia: su Instagram è stata insultata e minacciata anche la figlioletta di 2 anni. Questo atteggiamento è deprecabile, ma ancor più deprecabile è la posizione di alcuni giornalisti e personaggi pubblici brasiliani che hanno contribuito ad alimentare la rabbia dei tifosi.

Se i media brasiliani usano parole come “attentato” ai danni di Neymar, apostrofano un fallo come “malvagità pura” e definiscono il giocatore che lo ha commesso come “macellaio” o “carnefice” non solo legittimano ma amplificano i commenti barbari apparsi sui social network. Questo linciaggio mediatico non fa certo bene al Brasile:  sia perché la violenza nel calcio brasiliano è altissima e non serve certo alimentarla. Sia perché le pagine di cronaca dei giornali di Rio o Sao Paulo hanno già riportato casi in cui al linciaggio virtuale  è seguito uno reale.

Non che la stampa colombiana si sia distinta per fair play, eh. E verrebbe da esclamare”tutto il mondo è paese” se pensiamo a quello che succede in Italia  dove ci sono testate locali  in cui (purtroppo) il giornalista si confonde con il tifoso in sfoghi sguaiati contro squadre, giocatori o tifosi avversari, arbitri e dirigenti o più genericamente contro un non ben definito “Sistema”.

Non si può aspettare che la situazione degeneri dall’insulto alla violenza per parlare di soluzioni. C’è bisogno di diffondere e alimentare una cultura sportiva sana e i giornalisti o tutti quelli che hanno il privilegio di parlare attraverso un microfono e una telecamera devono avere maggior senso di responsabilità. E una volta per tutte, bisognerebbe far capire, anche in maniera dura, che i social network non sono una fogna in cui riversare odio e insulti verso chiunque restando impuniti.

 

stampa brasiliana contro scolari

A poche ore dall’inizio del quarto di finale con la Colombia, l’immagine del Brasile che Felipe Scolari si è sforzato in tutti i modi di trasmettere è quella di una squadra talmente certa della vittoria da apparire tremendamente insicura.

I segnali sono evidenti. Ad esempio la scelta del tecnico di voler parlare alla vigilia del match solo con 6 giornalisti di fiducia e non in una conferenza stampa aperta. Oppure le lacrime di Julio Cesar e l’isolamento durante i calci di rigore del capitano Thiago Silva evidenziate dalla stampa come “grande passione” ma forse anche segno di fragilità emotiva.

Questi e altri aspetti negativi sono stati evidenziati, forse anche eccessivamente da Mauro Cezar Pereira, blogger di ESPN Brasil nel suo ultimo post intitolato “La sconfitta anticipata del calcio brasiliano” (A derrota antecipada do futebol brasileiro). Ecco cosa scrive:

“Non importa il risultato di Brasile-Colombia. Se la squadra verdeoro avanzerà alle semifinali e poi alla finale, non cambierà niente. Il calcio brasiliano conta già una sconfitta in questo mondiale quando ha perso la possibilità di evolvere, di mostrare al mondo qualcos’altro oltre a “importa solo vincere”.

Non si tratta di giocare bene, ma presentare qualcosa di evidente, un calcio ben giocato, tecnico, una squadra competitiva che impone il proprio gioco.Qualcosa diverso da quello che si è visto nelle prime quattro partite. E le dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione tecnica lasciano intendere che questa squadra non ha capacità di raggiungere un livello alto.

La conquista del titolo è improbabile ma non impossibile quando si tratta di una squadra in maglia “amarelinha” vestita da giocatori nati in Brasile che oltretutto giocano in casa. Nel 1998 Zagallo già era un tecnico superato, e senza un piano tattico ma con una squadra riempita di giocatori di ottimo valore arrivò in finale. Per poi esse “trucidato” dai francesi che erano una squadra migliore.

È una pena ma con il ritorno di professionisti distanti da nuove idee che segnano il calcio, senza un gioco competitivo che sfrutti il potenziale dei giocatori la Seleçao non è avanzata. Anzi,è indietreggiata. Si è appoggiata a una bugia chiamata Confederation Cup in cui ha giocato bene una partita ma si è parlato come se avesse disputato un torneo eccellente.

Il titolo alla fine potrà essere conquistato attraverso un cammino confuso con l’aiuto dell’imponderabile. Maschererebbe un lavoro fatto male e mostrerebbe come il talento dei calciatori brasiliani è capace di superare anche una guida tecnica approssimativa. La seleçao gioca male quanto la maggior parte delle squadre che disputano le nostre competizioni.

La nazionale potrebbe essere un modello nuovo, ma passa per la copia di quello che abbiamo di peggiore”.

Alla faccia dell’ottimismo.

neymar o balotelli

Neymar è uscito malconcio dalla sfida contro il Cile. Nonostante sia rimasto in campo per 120 minuti e abbia calciato il rigore decisivo, nel dopo partita ha accusato i postumi di una botta presa proprio ad inizio partita. Luis Felipe Scolari ha commentato ricordando un episodio analogo quando era tecnico del Portogallo, accaduto a Cristiano Ronaldo:

“L’avversario lo ha colpito forte (Neymar ndr) alla prima occasione. Mi ha ricordato quando ero allenatore del Portogallo e al 5° minuto di gioco un calciatore dell’Olanda ha “rotto” Cristiano Ronaldo e al 15° è dovuto uscire. Non capisco perché dicono che Neymar cade. Oggi su 15 falli, Sanchez si è buttato 12 volte. Neymar deve essere valorizzato, avremo 4-5 giorni per recuperarlo per la prossima partita.”

Ha ragione Felipao nell’elogiare Neymar e soprattutto nel dire che “ha 22 anni ma ha la maturità di un 35enne. Mentalmente è molto lucido, ci sono dettagli nella sua vita che indicano che Neymar è pronto già da quando aveva 18 anni”.

Sono parole importanti. Perché nonostante Neymar fuori dal campo possa apparire simile a Balotelli, in campo i due sono completamente differenti. Nonostante l’ego smisurato, Neymar gioca per il risultato e non per se stesso. Gioca per vincere con la squadra. Nel Barcellona si è messo a disposizione, ha accettato di essere vassallo di Messi. Anche con la seleçao ha dimostrato di prendersi le sue responsabilità, segnando e sfornando assist per i compagni e  andando a calciare il 5° e decisivo rigore. Il suo calcio è stato definito “ousadia e alegria”, sfrontatezza e allegria. Ma oggi è anche concretezza e sangue freddo.

Neymar è la prova che si può essere antipatici ma professionisti in campo. Si può avere talento e metterlo a disposizione della propria squadra o della propria nazionale. Si può avere un carattere esuberante ma senza per questo essere un bad boy.

Julio Cesar salva il Brasile: è lui l’uomo del giorno.

by Stefano on

julio cesar eroe  brasile cile

Indovinare l’eroe del giorno oggi è facile. Su tutti i giornali, siti e pagine facebook, il nome è quello di Julio Cesar. Si celebra lui più che la vittoria sudatissima e stiracchiata di un Brasile che continua a vincere ma  non a convincere. Perché un mondiale di calcio è fatto, oltre che dai risultati, anche e soprattutto di storie ed episodi che rimangono impresse nella memoria collettiva di ogni sportivo. Di questa coppa del mondo in Brasile, finora ci ricorderemo sicuramente del morso di Suarez e da ieri, dei miracoli di Julio Cesar contro il Cile.

Tra il pianto, le promesse (“ne paro 2, anzi 3…”) poco prima dell’inizio dei calci di rigore e l’euforia generale dopo il palo centrato da Jara nell’ultimo rigore c’è tutta la storia di Julio Cesar. Quattro anni fa, in Sudafrica, era stato indicato insieme a Felipe Melo come uno dei responsabili della sciagurata partita persa contro l’Olanda. A quel mondiale seguirono anni difficili in cui Julio Cesar è passato da essere titolare nell’Inter a riserva nel QPR fino ad accettare la proposta del Toronto (dove si allenava anche di notte al parco) pur di giocare e essere convocato da Felipao. Diciamolo: il suo nome, fino ad oggi, suscitava perplessità tra i brasiliani perché in molti al suo posto avrebbero preferito Jefferson del Botafogo.

Ma il calcio è così: può essere ingiusto, come lo è stato ieri per il Cile, che sicuramente non meritava di uscire, ma può anche far diventare il giocatore meno atteso nell’eroe del giorno.

julio cesar eroe nazionale
brasile x cile mondiali brasile 2014

fonte: livetipsportal.com

Manca pochissimo all’inizio del primo ottavo di finale dei mondiali 2014 che metterà di fronte i padroni di casa del Brasile e il Cile di Arturo Vidal. Aspettando il fischio d’inizio, ecco 10 curiosità sul duello tra le due formazioni sudamericane:

– Brasile e Cile si sono incontrate 3 volte ai Mondiali, sempre nelle fasi eliminatorie del torneo. Ha sempre vinto il Brasile.

– Edu Vargas ha sempre segnato nelle ultime sfide tra Cile e Brasile. L’ultimo gol ad aprile del 2013 proprio a Belo Horizonte.

– Anche Fred ha un rapporto particolare con lo stadio Mineirao di Belo Horizonte: è infatti il campo su cui ha segnato più gol in carriera.

Neymar ha segnato il gol numero 100 del mondiale brasiliano (il primo contro il Cameroon) nella centesima partita del Brasile in un mondiale.

– 4 gol su 5 segnati dal Cile in questo Mondiale sono arrivati nei primi 45 minuti.

– L’ultima volta che il Brasile ha perso una partita agli ottavi di finale di una Coppa del mondo è stato nel 1999 quando finì 1-0 per l’Argentina in una partita ancora oggi evoca polemiche per il caso Branco.

– La seleção ha perso appena 2 partite delle ultime 10 giocate contro rivali sudamericane nella Coppa del mondo.

– Al contrario il Cile ha perso le ultime 4 sfide contro rivali sudamericani, anche se 3 di queste sono state proprio contro il Brasile.

– Il Cile non ha mai battuto la seleção verdeoro in terra brasiliana, perdendo 20 volte e pareggiandone 6.

– Dal suo canto il Brasile è imbattuto in casa da 40 partite. L’ultima sconfitta risale a un’amichevole con il Portogallo (0-1) nell’agosto del 2002.

Il calcio in Brasile fa…miracoli!

by Stefano on

falsi invalidi Itaqueirao Brasile

Nonostante la grande richiesta di biglietti per i mondiali,la Fifa ha messo a disposizione un numero ridotto di tagliandi acquistabili liberamente. Tuttavia, nelle biglietterie abbondano gli ingressi speciali per portatori di handicap, persone sulla sedia a rotelle, obesi o con mobilità ridotta, studenti e anziani. Oltrettutto questi biglietti erano venduti a prezzi ridotti rispetto ai biglietti normali.

A cosa poteva portare questa situazione se non a episodi come quello registrato nella partita d’esordio della seleção quando una giovane  in sedia a rotelle si è “miracolosamente” alzata in piedi? Il calcio farà anche miracoli in Brasile…ma non fino a questo punto!

Il dipartimento di polizia di Itaqueira ha raccolto circa 22 immagini dai circuiti interni e altro materiale inviato dai tifosi testimoni di strane situazioni di persone sanissime entrando allo stadio con biglietti riservati a persone con handicap.