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Neymar Gol Allenamento Brasile

È iniziato a circolare ieri in Rete un video in cui Neymar fa un gol pazzesco in allenamento che ha mandato in estasi il pubblico presente.

Il numero 10 della nazionale brasiliana ha calciato da dietro la porta con un tiro a effetto che si è insaccato nella porta dello Stadio Morumbi di Sao Paolo dove la seleçao stava facendo l’ultima rifinitura in vista della partita contro il Paraguay.

I giocatori stavano uscendo dal campo quando Neymar ha preso la palla e da qualche metro dietro la porta, all’altezza del calcio d’angolo ha provato l’ultimo tiro. Il video è stato girato da un tifoso che assisteva all’allenamento dalla curva dello stadio.

Ecco il video:

Rivelino Brasile 1970

Roberto Rivelino, ex campione della Fluminense e della mitica seleçao brasiliana del 1970 a 71 anni ha rilasciato una intervista esclusiva a GloboEsporte in cui ha raccontato la sua vita con aneddoti legati al campo e alla sua vita extra-calcistica tra amanti focose e strane fobie.

Dotato di un sinistro potentissimo e tecnica straordinaria ha legato la sua storia alla maglia del Fluminense e ha fatto parte di quello storico Brasile che contava su Jairzinho, Gerson, Tostão e ovviamente Pelé da cui, per due Mondiali consecutivi, ereditò la maglia numero 10.

Fu Rivelino a far diventare famoso il cosidetto dribbling dell’elastico: un colpo visto e copiato all’amico Sergio Echigo, suo compagno nelle giovanili del Corinthians. Un dribbling fulmineo, umiliante per chi lo riceve e che 35 anni dopo l’addio al calcio giocato ancora è legato al nome di Rivelino.

Sesso prima di Austria-Brasile

Rivelino fa parte di quel gruppo di calciatori, molto numeroso in Brasile, da Romario a Fred, che non si è mai risparmiato con le donne, anche prima di partite importanti.
Nel 1970, prima della partita tra Austria e Brasile una donna si nascose nell’armadio della camera d’albergo di Rivelino. Il sesso prima della partita non lo deconcentrò affatto: fù tra i migliori in campo segnando anche il gol del decisivo 1-0. Rivelino finì sui tabloid brasiliani anche per la sua storia clandestina con Sonia Braga, una delle più famose attrici brasiliane e allora sex simbol.

Rivelino e la paura dell’ascensore

Senza paura in campo ma terrorizzato dagli ascensori! Rivelino ha raccontato questa sua fobia per cui usa soltanto le scale, anche per salire quattro o più piani di un edificio.

L’inizio nel Corinthians e l’ascesa nella Fluminense

Gli anni nel Corinthians non furono facili per Rivelino che alla fine fu il bersaglio di una campagna polemica da parte di una parte della stampa che lo portò ad approdare al Fluminense. A Rio Rivelino ha vissuto i suoi anni più gloriosi anche se con la maglia tricolore non arrivò mai a conquistare il titolo nazionale.

I migliori calciatori con cui ha giocato Rivelino

Gerson, Pelé, Tostão, Clodoaldo e Jairzinho. Ma menzione speciale anche per Cruyff (che non conosceva prima del Mondiale del 1974), Maradona, Romario (che avrebbe giocato nella seleçao del 1970) e Garrincha, uno dei più forti di tutti i tempi ma che spesso viene dimenticato dalla gente brasiliana.

Critica al calcio brasiliano

Per Rivelino la qualità del campionato brasiliano è  di serie C. Giocatori che nel resto del mondo non trovano spazio, in Brasile fanno i titolari. Non risparmia nemmeno Ronaldo Fenomeno, che con 100 kg di peso giocava titolare nel Corinthians.

Addio a Carlos Alberto, eterno capitano della Seleçao.

by Stefano on

carlos alberto torres

È morto oggi per un infarto Carlos Alberto Torres, idolo del Santos e per tutti in Brasile “o capitão”, capitano di quella mitica Seleçao brasiliana che ha sconfitto l’Italia nella finale del mondiale in Messico, nel 1970. Aveva 72 anni ed è stato stroncato da un infarto.

Esile, sguardo penetrante e grande personalità. Non c’era giocatore che non ascoltasse con attenzione le sue osservazioni, i suoi consigli o nella peggiore delle ipotesi, i suoi rimproveri.Ne aveva per tutti, anche per Pelé che tante volte dovette abbassare la testa.

Difensore di fascia, ha debuttato nel Fluminense, per poi passare al Santos di Pelé, quindi al Flamengo e ai Cosmos di New York. In Italia viene ricordato soprattutto per il gol del definitivo 4-1 contro gli azzurri nella finale di Mexico 1970 allo stadio Azteca. Nel 2004, Pelé lo ha inserito nel “Fifa 100”, la speciale classifica dei cento più grandi calciatori viventi secondo O Rei.

In Brasile sono stati tanti gli atleti e persone a rendergli omaggio sui social tanto che il sito brasiliano GloboEsporte.com ha riunito in una pagina tutti i tweet che da Ronaldinho a Pato, da Mattheus a Beckembauer stanno arrivando da tutto il mondo per salutare l’eterno capitano.

Brasile vs Colombia: 5 storici confronti da ricordare

by Stefano on

neymar brasile vs colombiaIl Brasile affronta stanotte a Manaus (20:45 orario di Brasilia) la Colombia, nazionale di cui non ha buoni ricordi almeno per quanto riguarda gli ultimi confronti.

Nella fase a girone della Copa America 2015, complice un Neymar nervoso che venne espulso durante la partita, il Brasile perse 1-0 contro la Colombia, gol di Murillo. La sconfitta fu il preludio all’eliminazione nei quarti di finale contro il Paraguay.

La ginocchiata di Zuniga

Il nervosismo di Neymar era legato a quanto accaduto un anno prima, quando Brasile e Colombia si affrontarono al Mondiale 2014 disputatosi proprio in Brasile. In quell’occasione il Brasile vinse sì 2-1 con i gol di Thiago Silva e David Luiz ma la partita viene ancora oggi ricordata per l’intervento da dietro di Zuniga sul numero 10 brasiliano che dovette abbandonare il campo e la competizione per una lussazione alla colonna vertebrale.

Nel 2012 negli Stati Uniti, la nazionale brasiliana festeggia la millesima gara ufficiale proprio contro la Colombia. L’amichevole finì 1-1 con gol di Cuadrado e Neymar nel finale, che evitò la sconfitta ma non salvò la panchina di Mano Menezes, a cui subentrò dopo qualche giorno Felipe Scolari.

Il record di Evaristo

A far tornare ottimismo in casa brasiliana c’è un episodio risalente al 23 marzo 1957 durante la Copa America disputatasi in Perù. In quell’occasione il Brasile dilagò contro la Colombia per 9-0 con 5 gol di Evaristo de Macedo, che ancora oggi detiene il record di gol segnati con la maglia verdeoro in un unica partita.

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I brasiliani non sanno più giocare a calcio?

by Stefano on

brasile senza neymar

Con quale sport inaugurare le Olimpiadi a Rio se non con il calcio? Per il Brasile intero doveva essere l’occasione del riscatto dopo le brutte figure della nazionale di calcio brasiliana ai Mondiali 2014 giocati in casa e nell’ultima Copa America.

Il pareggio per 0-0 con l’Iraq invece ha fatto di nuovo sprofondare la seleção brasiliana in un mare di critiche. I brasiliani non sanno più giocare a calcio? Meglio lasciare fuori Neymar dalla seleção? Il Brasile senza Neymar giocherebbe meglio? Questi dubbi non se li sono posti (solo) i tifosi, ma addirittura storiche firme del giornalismo sportivo brasiliano come Galvao Bueno: proprio lui, commentatore da sempre delle partite della seleçao su Rete Globo, da sempre pro-Neymar adesso è diventato uno dei suoi principali accusatori.

A complicare la situazione ci si sono messe le colleghe della nazionale brasiliana femminile: eh si, le ragazze brasiliane giocano a calcio meglio degli uomini, hanno dato una vera lezione sul campo sia per livello tecnico (alcune giocate della numero 10 Marta sono state spettacolari) sia per spirito di squadra.

La nazionale brasiliana appare senz’anima. Allo stesso modo in cui in Brasile si cerca disperatamente un leader a cui aggrapparsi per venire fuori dalla crisi politica ed economica così nel calcio ci si è illusi che Neymar da giovane scavezzacollo si potesse trasformare in un leader come Socrates. Così non è stato e non lo sarà mai: il calcio brasiliano continua a sfornare talenti, vedi Gabriel Jesus, che al momento decisivo sbattono contro il palo. Tanto estro, molta emotività e poco sangue freddo, l’avevamo già visto con le lacrime di Thiago Silva e David Luiz.

Eppure, come non condividevo le parole di Galvao Bueno quando elegeva Neymar meglio di Messi, così non sono d’accordo con la campagna denigratoria del #ForaNeymar. Un singolo giocatore non può essere la causa nel bene e nel male dell’andamento di una squadra. Ma questo modo di pensare, non si offendano i miei amici, è un po’ tipico dei brasiliani che per anni, quando non vincevano, hanno pensato più ai complotti che a interrogarsi sui veri motivi delle sconfitte.

Seleção in crisi: media brasiliani contro Dunga e Neymar

by Stefano on

neymar e dunga

Un mondiale senza il Brasile è una cosa inimmaginabile. Eppure la seleção ce la sta mettendo tutta per complicarsi il cammino nelle qualificazioni. La crisi del calcio brasiliano sembra inarrestabile, eppure dopo la figuraccia del mondiale giocato in casa sembrava non ci potesse essere di peggio.

Nella seleção brasiliana c’è qualcosa di strano. Ed è qualcosa che non riguarda soltanto l’aspetto tecnico tattico ma situazioni che vanno al di là del campo. I fattori sono molteplici, come pezzi un puzzle che non si incastrano, ma i media brasiliani si concentrano soprattutto sul tecnico della nazionale e del suo capitano.

Neymar viene accusato di assentarsi nei momenti importanti, di approfittare troppo del suo ruolo di “stella” e per questo di non essere riconosciuto come leader carismatico dal gruppo. A novembre scorso la presenza di ospiti VIP a seguito di Neymar nel ritiro della nazionale a Salvador non è piaciuta alla CBF. Come ha irritato il fatto che nell’ultimo impegno della nazionale il talento del Barcellona sia arrivato tardi saltando l’allenamento del lunedì, cosa che non hanno fatto i suoi compagni di club Suarez, Messi e Mascherano. E non è piaciuta a nessuno in Brasile il fatto che Neymar sia andato a divertirsi in un locale notturno a tarda notte dopo aver rimediato il cartellino giallo e conseguente squalifica nella partita con l’Uruguay.

Sulle spalle di Dunga invece pesano le decisioni di lasciare fuori dalla nazionale giocatori come Thiago Silva e Marcelo colpevoli dal canto loro di non riuscire a replicare in nazionale il livello di gioco espresso con i rispettivi club. Ma anche la stessa gestione di Neymar e la scommessa – per alcuni azzardata o persa – di responsabilizzarlo dandogli la fascia di capitano.

Dopo i pareggi con Uruguay e Paraguay – entrambi per 2-2 – il difensore dell’Inter Miranda  ha dichiarato che il Brasile deve non solo migliorare tecnicamente ma anche imparare ad affrontare con determinazione e cattiveria partite come queste delle eliminatorie, gare che molti giocatori non hanno affrontato prima complice anche il fatto di aver disputato l’ultima edizione dei mondiali in casa.

A un mese dalle convocazioni per la prossima Copa America e con le Olimpiadi alle porte, Dunga avrà l’arduo compito di assemblare un gruppo che sia quanto più in sintonia con il suo concetto di gioco, che non sia ostaggio del suo numero 10,  che sia disposto a lottare e al sacrificio, al di là dell’aspetto tattico (anche quello apparso lacunoso a volte). Tra 5 mesi ci sarà una qualificazione al mondiale da conquistare ma per adesso il Brasile è incredibilmente fuori.

gaucho da copa

Con i suoi baffoni, la replica della Coppa del Mondo stretta tra le mani e immancabile figura in tribuna nelle partite del Brasile ha accompagnato la seleçao brasiliana per 7 edizioni dei mondiali di calcio. Clóvis Acosta Fernandes, simbolo della passione brasiliana per il calcio e per la “amarelinha” si è spento oggi all’eta di 60 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Clóvis è diventato una presenza fissa durante le partite del Brasile ai mondiali a partire dall’edizione italiana del 1990 ma è divenuto noto al pubblico nel 2002 durante i mondiali di Corea e Giappone quando appariva spesso inquadrato dalle telecamere.

Dopo quel vincente mondiale diventò quasi un talismano per la Seleçao e dispiace pensare che l’ultima sua apparizione sia stata proprio nella incredibile disfatta per 7-1 contro la Germania.

Oltre alla nazionale, Clóvis era un tifosissimo del Gremio e le sue volontà per quando sarebbe morto erano che le sue ceneri fossero sparse sul campo dell’Arena Tricolor e durante qualche partita del Brasile.

Fonte: Globoesporte

Che Brasile vedremo in Copa America?

by Stefano on

Brasile in Copa America Chile 2015

Comincia stanotte in Cile la Copa America 2015, una delle competizioni internazionali più seguite e che quest’anno in Italia sarà visibile interamente e in chiaro su Gazzetta Tv sia sul digitale terrestre che in streaming.

In quali condizioni arriva il Brasile a questa Copa America? I brasiliani, forse perché memori dei 7 gol presi dalla Germania ai Mondiali hanno perso un po’ del loro proverbiale ottimismo e in molti definiscono questa Seleção una delle peggiori della storia.

Certamente il Brasile non parte da favorito e uno dei motivi è legato alla fase di transizione o peggio di carestia che la nazionale verdeoro sta vivendo proprio nel reparto in cui da sempre eccelle: l’attacco.

Brasile, cercasi numero 9

Da tempo in nazionale manca un vero “numero 9”: Roberto Firmino e Diego Tardelli si contendono una maglia da titolare, ma né l’uno né l’altro sono due veri bomber. Con il materiale a disposizione, Dunga sta cercando di rafforzare il collettivo per far sì che le individualità emergano durante il corso delle partite. Del blocco che ha preso parte a Brasil 2014 sono rimasti solo 6 calciatori: Jefferson, David Luiz, Thiago Silva, Fernandinho, Neymar e Willian.

Due fattori positivi: Neymar e la tradizione in Copa America

Dopo il disastro in Coppa del Mondo, da quando Dunga ha ripreso il comando della Seleçao, il Brasile però sta vivendo un momento positivo con nove vittorie in nove partite disputate, anche con avversari di peso come Francia, Argentina e Colombia. Neymar con 8 gol in 8 partite sarà il capitano e il giocatore su cui si concentrano le maggiori speranze dei brasiliani. Il fuoriclasse del Barcellona è stato l’ultimo a raggiungere il ritiro della nazionale dopo una stagione straordinaria ma anche dispendiosa dal punto di vista fisico.

Oltre all’astro di Neymar, il Brasile può aggrapparsi alla tradizione positiva in Copa America. I brasiliani hanno alzato il trofeo in 8 occasioni, 3 volte nelle ultime 5 edizioni (1999, 2004 e 2007) l’ultima proprio con Dunga in panchina.