Seleção

Mondiali Under-20: Gerson e Gabriel non convocati

by Stefano on

Alexandre Gallo taglia Gerson e Gabigol dalla nazionale under-20

Alexandre Gallo, commissario tecnico della seleçao under 20 ha diramato oggi la lista dei convocati per il mondiale giovanile che si disputerà in Nuova Zelandia. Non sono mancate le sorprese per alcune esclusioni eccellenti.

Hanno fatto discutere infatti le non convocazioni della promessa del Santos Gabriel “Gabigol” e del centrocampista del Fluminense Gerson già seguito da diversi club europei tra cui la Juventus. Entrambi sono stati esclusi non per motivi tecnici ma comportamentali. Più di una volta nell’ultimo periodo sia Gabriel che Gerson, due tra i giovani più interessanti del calcio brasiliano hanno avuto da ridire sulle scelte tecniche e tattiche di Gallo e questo ha portato alla loro bocciatura.

Ci sarà invece Gabriel Jesus, il nuovo talento del Palmeiras che si è messo in luce nelle giovanili che ha debuttato da poco in prima squadra.

I 26 atleti convocati si raduneranno l’11 maggio per la preparazione a Atibaia (Sao Paulo) e il 16 partiranno per l’Australia per poi proseguire per la Nuova Zelanda. Il Brasile è inserito nel gruppo E insieme a Nigeria, Ungheria e Corea del Nord.

Ecco la lista completa dei giocatori convocati:

Kakà torna in nazionale

fonte immagine: espn.uol.com.br

C’è una novità nella nazionale brasiliana che affronterà l’Argentina l’11 ottobre a Pechino e il Giappone il 14 ottobre a Singapore.

La CBF ha divulgato la lista dei convocati: oltre al portiere del Gremio, Marcelo Grohe e Souza, centrocampista del São Paulo, è comparso il nome di Ricardo Kakà. Il fantasista ex-Milan è stato chiamato per sostituire Ricardo Goulart del Cruzeiro, vittima di uno stiramento alla coscia.

40 anni fa, l’addio di Pelé al Santos

by Stefano on

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fonte immagine: gazetaesportiva.net

Il 2 ottobre del 1974 Pelé diede l’addio al Santos dopo 1.116 partite disputate dal 1956 al 1974.

Il primo turno del campionato paulista giungeva al termine e la partita scelta per commemorare l’addio di o Rei fu quella con il Ponte Preta allo stadio Urbano Caldeira. Non solo giornalisti provenienti da ogni parte del mondo ma anche tante persone comuni arrivarono da tutto il Brasile per assistere e partecipare ad un momento storico.

Il momento più emozionante della partita fu quando Pelé si inginocchiò al centro del campo, ringraziò il pubblico e dopo aver salutato tutti, compagni e avversari, uscì dallo stadio su un auto dei vigili del fuoco per dare inizio ad una parata in mezzo al delirio della folla. Il Santos vinse quella partita per 2-0 con gol di Cláudio Adão e Geraldo autogol. La formazione del Peixe era la seguente: Cejas; Wilson Campos, Bianque, Vicente e Zé Carlos; Léo Oliveira e Brecha; Cláudio Adão, Da Silva, Pelé (Gílson) e Edu.

Curiosità: Pelé tornò a indossare la maglia del Santos in altre 2 occasioni: il 7 dicembre del 1975 a Salvador contro il Bahia in una partita del Torneo Governador Roberto Santos e nel 1977 a New York contro i Cosmos.

Maicon Elias scherzo falsa notizia

Quello che era iniziato come uno scherzo finirà in tribunale. Elias, come già annunciato dal padre del giocatore nel sito “Bastidores FC”, denuncerà le persone che hanno inserito il suo nome nel caso Maicon, allontanato dal ritiro della Seleçao per “problemi interni”.

Facciamo un passo indietro. Subito dopo la partita vinta dal Brasile contro la Colombia i giocatori brasiliani hanno potuto godere di una giornata libera e sarebbero dovuti tornare sabato sera. Maicon, difensore della Roma, si è presentato con 11 ore di ritardo e per questo motivo è stato punito con l’allontamento dal ritiro della nazionale.

Gilmar Rinaldi però, nel comunicare alla stampa ha semplicemente parlato di “problemi interni” e questo ha dato inizio a una serie di speculazioni sulla decisione presa tanto che il sito umoristico brasiliano Olé do Brasil ha pubblicato la notizia, (ovviamente falsa nello stile del sito stesso) di un Maicon colto in flagrante in un rapporto omosessuale con Elias.

Doveva essere uno scherzo ma la notizia è stata presa per vera non solo da molte persone ma anche da alcune testate, anche italiane. Il giocatore del Corinthians inizialmente non ha dato peso alla cosa fino a quando le proporzioni delle voci che continuavano a circolare lo hanno convinto a passare per le vie legali.

Non sono omosessuale. Non ho niente in contrario ma che sia chiaro che non sono omosessuale, è assurdo che le persone abbiano creduto in questa cavolata”, ha dichiarato Elias che ha poi aggiunto: “All’inizio ho riso ma poi le cose hanno preso una dimensione tale che ho dovuto agire con l’unico mezzo possibile. Non sono omofobico. Posso essere contrario ma rispetto, ho grandi amici omossessuali ma io non lo sono.

Come vedete non è vero che il Brasile è il paese delle contraddizioni. La gogna pubblica è applicata sia con i razzisti che con gli omosessuali. Veri o presunti tali.

Il Brasile Under 20 in finale al torneo di Valencia

by Stefano on

Dopo la drammatica semifinale persa 7-1 contro la Germania, il calcio brasiliano aveva bisogno di trovare dei punti fermi dai quali ripartire. Molte speranze sono riposte nelle giovani promesse, specie quei giocatori che fanno già parte del giro della nazionale Under-20. Nel torneo internazionale di Valencia, di cui avevo parlato il mese scorso, i ragazzi allenati da Alexandre Gallo non stanno tradendo le attese e proprio ieri hanno conquistato la finale battendo 2-1 l’Argentina.

In una partita molto combattuta e con tanti scontri di gioco (4 espulsi tra cui l’allenatore argentino) alcuni giocatori si sono messi in mostra tra cui Gabriel del Santos e Danilo, ex Vasco e oggi in forza ai portoghesi del Braga. Da segnalare anche la prova del giovane argentino Compagnucci.

Ecco gli highlights dell’incontro

Il futuro del Brasile: i talenti della Seleçao Under 20

by Stefano on

gabriel giovane attaccante santos

Alcune ore dopo la presentazione di Dunga come nuovo tecnico della Seleçao, il coordinatore delle categorie giovanili della CBF Alexandre Gallo ha divulgato la lista dei 24 calciatori convocati nella nazionale under 20 per un torneo giovanile che si disputerà a Valencia, in Spagna.

Il Fluminense è la squadra che darà il contributo maggiore cedendo 4 giocatori: il portiere Marcos Felipe, il difensore Marlon e gli attaccanti Kenedy e Gerson. Gallo ha chiamato soltanto un giocatore che milita fuori dal Brasile, il centrocampista Danilo, ex Vasco, tra le fila dei portoghesi del Braga. I nomi più interessanti? Nathan (Atl-PR), Gabriel (Santos), Thalles (Vasco) e Gerson (Fluminense)

Il torneo di Valencia si giocherà dal 10 al 20 agosto e il Brasile farà l’esordio il 12 contro il Qatar.

Ecco la lista completa dei convocati:

Portieri
Georgemy (Cruzeiro)
Marcos Felipe (Fluminense)

Difensori
Igor Rabello (Botafogo)
Eduardo (Internacional)
Lucão (São Paulo)
Marlon (Fluminense)

Terzini 
Auro (São Paulo)
Lorran (Vasco)
Pará (Bahia)
William (Internacional)

Centrocampisti
Boschilia (São Paulo)
Danilo (Braga-POR)
João Afonso (Internacional)
Eduardo Henrique (Atlético-MG)
Matheus Biteco (Grêmio)
Nathan (Atlético-PR)

Attaccanti
Gabriel (Santos)
Gerson (Fluminense)
Kenedy (Fluminense)
Mosquito (Atlético-PR)
Thalles (Vasco)
Yuri Mamute (Botafogo)

Ecco perché stasera vincerà la Germania

by Stefano on

perché la germania vincerà i mondiali in Brasile

C’è un dato particolare che accompagna tutte le vincenti della Coppa del Mondo. Coincidenza? Non credo…

Dei 23 calciatori convocati dell’Argentina, 20 giocano nei campionati esteri e solo 3 militano in club nazionali. Orion e Maxi Rodriguez giocano nel Newell’s Old Boys e Gago, unico titolare dei tre, nel Boca Juniors. In tutta la storia dei mondiali, è accaduto soltanto una volta che la nazionale vincitrice fosse formata da una maggioranza di giocatori appartenenti a club stranieri: la Francia di Zidane (che nel 1998 giocava nella Juventus).

Nel 2010 la Spagna vinse con 20 dei 23 convocati provenienti da club spagnoli. Nel 2006 tutti i giocatori dell’Italia campione del mondo giocavano in club italiani. Nel 2002, il Brasile aveva 13 giocatori provenienti da club brasiliani e 10 che giocavano all’estero.

Sembra una coincidenza ma potrebbe essere un simbolo. Quanto più forte è il campionato nazionale, maggiori sono le possibilità per i giocatori di rimanere più a lungo nel proprio paese e per la nazionale di mantenere un’identità nello stile di giocare. Questo, unito a una formazione e una crescita di un “gruppo nazionale” a partire dall’under 21 porta a buoni risultati nel medio periodo.

La presidente Dilma, dopo il 7-1 contro la Germania, ha detto che il calcio (brasiliano) deve crescere internamente per riempire gli stadi e mantenere i giocatori nel Paese. Il discorso ha un senso, ma la CBF deve cambiare e lavorare duramente per supportare la crescita e la formazione calcistica in un paese che non riesce più a far emergere così tanti talenti come in passato. Ad esempio, Joseph Guardiola ha svolto due stage di formazione a Buenos Aires negli ultimi due anni. Non è mai andato in Brasile: perché?

Altra questione fondamentale sarà rivitalizzare il Brasileirão e riportare la gente allo stadio (come scrivevo qui, la media spettatori del campionato brasiliano è in continuo calo).  In Bundesliga in 10 anni la media di spettatori per partita è salita da 33 mila a 45mila spettatori, gli stadi sono accoglienti e moderni.

E per concludere, solo 3 dei giocatori convocati in nazionale giocano in club esteri. Se questo tabù non verrà sfatato, oggi la Germania sarà campione del mondo.

Brasile-Germania: i 10 motivi di un tracollo annunciato

by Stefano on

perché il brasile ha perso 7-1

Ho preferito prendere 48 ore di tempo prima di scrivere questo articolo. Servivano per cercare  di spiegare il più razionalmente possibile una partita che di razionale ha avuto ben poco. Non solo: immaginavo quanto sarebbe accaduto subito dopo la partita, ovvero che la Rete sarebbe stata invasa dalle opinioni di chiunque. Volevo leggere quanto avrebbero scritto giornalisti, opinionisti, ex giocatori, tifosi e persino politici su quella che nella storia prenderà il posto del Maracanaço del 1950 come la più grande disfatta del calcio brasiliano.

Le ragioni di questo tracollo, di un 7-1 che brucerà a lungo nell’animo di un popolo intero vanno al di là degli aspetti tecnici della partita in sé, alcuni dei quali erano stati già evidenziati in post precedenti. Ho cercato di riassumerle in 10 punti, non necessariamente da leggere in ordine di importanza.

1) Le scelte di Scolari. Le maggiori responsabilità sono della commissione tecnica, della CBF e di Felipe Scolari.Partiamo dalle convocazioni: Dal 2010 al Brasile manca un regista (l’ultimo vero in questo ruolo è stato Gilberto Silva) e un attaccante (a questo dedico un punto a parte). L’unico in rosa che poteva essere adattato (ma doveva essere provato prima del mondiale) era Hernanes che ha giocato 35 minuti in tutto. Inoltre, Scolari si è andato a incastrare in un modulo il 4-2-3-1 che con i giocatori in rosa non è riuscito mai a variare e senza Neymar è finito per essere completamente inefficace.

2) Fred. Dare la colpa a lui è facile, ma anche qui la responsabilità è di chi ha messo tutto il peso dell’attacco sulle sue spalle.Con Neymar a svariare e a prendere palla quasi a centrocampo è rimasto ancora più isolato. Fred non è mai stato un fenomeno neanche quando era al top della sua carriera negli anni del Lione e anche negli ultimi mesi al Fluminense è stato spesso acciaccato.

3) Il reparto difensivo. Si è salvato solo Thiago Silva, ma i brasiliani hanno invece celebrato David Luiz che ha sì mostrato grande carattere e grinta ma anche un indisciplina tattica incredibile. Anche Dante, che pure gioca al Bayern Monaco e avrebbe dovuto conoscere Muller e compagni non è stato in grado di guidare la difesa e tenere le posizioni.

4) Il centrocampo. Nel 2010 a fare il regista c’era Felipe Melo ed è finita come sappiamo. Nel 2014 Scolari insiste nel mettere due mediani come Paulinho e Fernandinho a far gioco. Con il risultato che Neymar e Oscar dovevano venire a prendersi il pallone dietro e giocare lontano dalla porta e Paulinho, ad esempio, preoccupato più a difendere che ad attaccare gli spazi si è visto pochissimo nell’inserimento che è forse la sua arma migliore.

5) La Confederation Cup. Il fatto di aver vinto la Confederation ha creato delle convinzioni sbagliate che Felipe Scolari non ha mai voluto mettere in discussione. Eppure i limiti di gioco si erano visti anche un anno fa e c’era tutto il tempo per provare nuove soluzioni e giocatori.

6) L’obbligo di vincere. Questa seleçao non è la più scarsa mai vista ma una squadra composta da molti giovani talenti, senza esperienza internazionale e mandati in campo con l’obbligo di vincere. Si è sentita in campo l’assenza di un leader carismatico, uno come Kakà ad esempio. Contrariamente a quanto ho letto, il crollo con la Germania non è avvenuto dopo il 1° gol ma dopo il 3° ovvero quando la squadra ha capito che la partita era ormai definitivamente compromessa. Un gruppo più esperto (e un allenatore più capace) avrebbe predicato calma, cercato di limitare i danni e il passivo per arrivare a giocarsi il tutto per tutto nel secondo tempo.

7) L’infortunio di Neymar. L’assenza di Thiago Silva contro la Germania è stata pesante, ma ancor più quella di Neymar. Non per un fatto tecnico quanto perché nei giorni precedenti, invece di focalizzarsi sull’avversario che si doveva incontrare in semifinale tutti (squadra, media etc..) hanno parlato solo dell’assenza del numero 10, del fallo di Zuniga, del dover “giocare per Neymar”. L’avevo già scritto dopo la vittoria con il Messico, questo gruppo mi sembrava emotivamente fragile. Probabilmente con Neymar e Thiago Silva in campo la Germania avrebbe vinto lo stesso, ma non 7-1.

8)Il calcio brasiliano. Sento spesso che il calcio italiano è in crisi. E quello brasiliano? Probabilmente va rivista la valutazione di certi giocatori che i club europei, russi e arabi sono sempre ben disposti a pagare. Mi sembra che negli ultimi anni siano sempre di meno i Campioni con la C maiuscola che arrivano dal Brasile.  Eppure li sono convinti, sempre e comunque, che i loro giocatori sono i migliori. Parreira, ad esempio,  nella prima conferenza stampa del mondiale dichiarò: É só olhar o time que nós temos. Temos a zaga mais cara do mundo. Temos jogadores experientes, com qualidade, respeitados no futebol internacional, jogando em casa. Somos favoritos, sim”  (Basta solo guardare che squadra abbiamo. Abbiamo il difensore più pagato al mondo. Abbiamo giocatori di esperienza, qualità, rispettati nel calcio internazionale e ora giocano in casa. Siamo favoriti, sì.” )

9) Il Brasileirao. Tra i convocati di Scolari solo Fred e Jo giocano in Brasile, gli altri tutti all’estero. Non c’è veramente di meglio nel Brasileirao? Ad esempio nel Cruzeiro, squadra campione in carica, giocatori come Everton Ribeiro e Ricardo Goulart forse meritavano una chance. Sullo stato del calcio in Brasile, in parte do ragione a Romario che subito dopo la sconfitta ha pubblicato un durissimo attacco alla CBF, denunciando anche che  i club brasiliani, sempre più indebitati e invischiati in situazioni finanziarie poco chiare, non stanno più formando i giovani talenti come una volta.

10) La stampa brasiliana. Nel 2010 Dunga aveva insultato un giornalista durante una conferenza stampa. Nel 2014 Scolari manda al diavolo tutti (“Gostou, gostou. Se não gostou, vai para o inferno”) e sceglie di parlare solo con 6 giornalisti di fiducia. Sarà un caso ma in tutte e due le occasioni il Brasile è uscito ridimensionato dal Mondiale..anche se stavolta molto di più.