Seleção

I Mondiali 2014 spiegati a ritmo di pagode e samba

by Stefano on

Come funzionano i gironi? Quali sono le squadre che partecipano..e perché il Brasile vincerà? Tutto è spiegato a ritmo di musica. Ah, il Brasile…

Alcune cose che pochi sanno su Manaus e la Coppa del Mondo

by Stefano on

Manaus: 10 cose da sapere sulla coppa del mondo

Aspettando Italia-Inghilterra, quasi tutte le tv e i giornali trasmettono servizi sulla partita e sulla città che ospiterà la prima partita dell’Italia a Brasile 2014. Vedo scorrere immagini sullo stadio, sulla città di Manaus: una città suggestiva, una città verde nel cuore dell’Amazzonia.

Peccato che in pochi raccontano l’altra faccia di Manaus e quelle aspettative frustrate legate all’arrivo della Coppa del Mondo.

Quando Manaus è stata scelta per ospitare 4 partite del Mondiale, la decisione è stata salutata con entusiasmo. In agenda c’erano progetti di mobilità urbana, incremento della rete alberghiera, rivitalizzazione delle aree degradate, rafforzamento del trasporto pubblico e anche un progetto per la generazione di energia solare da installare intorno al nuovo stadio. La maggior parte di questi progetti è stata abbandonata.

Lo stadio nuovo, l’Arena da Amazônia è costato alle casse dello Stato 600 mln di reais (circa 250 mln di euro) e  3 operai sono morti durante i lavori di costruzione. Manaus non ha una tradizione calcistica né una squadra che partecipa ai campionati professionistici in Brasile. Dopo le 4 partite del Mondiale, nessuno sa a cosa servirà lo stadio: alcuni dicono che diventerà una prigione, altri un centro commerciale.

A Manaus uno stadio c’era già: il Vivaldao, uno dei pochi simboli calcistici in questa regione. Ma anziché ristrutturarlo è stato buttato giù con la motivazione che la FIFA voleva uno stadio nuovo.

Manaus ha basato la sua candidatura a città sede della coppa del mondo sull’immagine di “Città Verde“. In realtà la realtà urbana è ben diversa: Manaus ha una delle città con meno aree verdi del Brasile a eccezione dele poche preservate per legge. La politica di urbanizzazione non ha mai valorizzato la vegetazione nativa anzi negli anni sono stati compiuti disboscamenti abusivi oltre a interventi che hanno inquinato le tante falde acquifere che attraversano la città.

I tanti fiumi che attraversano Manaus sono chiamati igarapé: questi si congiungono come affluenti del grande rio Negro il più grande fiume dopo il rio delle Amazzoni. Molti di questi fiumi sono stati sotterrati per iniziare i lavori al metro o al nuovo aeroporto. Lavori che sono stati abbandonati o non sono ancora completi ma che hanno portato all’alterazione dell’equilibrio idro-biologico che gli igarapé garantivaano. Danni incalcolabili.

Le immagini che vedete in tv mostrano solo la Manaus Moderna. I turisti che arrivano sono direttvi verso la regione chiamata Ponta Negra, zona centro-ovest della città. Nessuno si avventura tra le barche e le palafitte ai margini del rio Negro dove vive la maggior parte della popolazione.

40 anni fà, Manaus era una città di 400 mila abitanti. Oggi ne conta quasi 2 milioni. Come in altre città del Brasile, l’urbanizzazione selvaggia ha creato quartieri popolari dove non arriva acqua, luce e altri servizi essenziali. Ma arrivano le bollette, e con prezzi esorbitanti.

Nonostante il malgoverno e i soldi buttati per lavori inutili e che potevano essere investiti in istruzione e servizi essenziali per la popolazione, Manaus rimane una città affascinante, ricca di cibi (sopratutto pesce e frutta) da sperimentare. Una città viva con eventi musicali e opere teatrali allestite nello storico teatro municipale. Cose belle e cose meno belle, ma che è bene sapere e magari, se si ha la possibilità, andare a vedere con i propri occhi.

Fonte: http://apublica.org/category/copa-publica/

apagao

Per mesi si è parlato di ritardi nella preparazione degli stadi e un’organizzazione un po’ approssimativa per questi mondiali. Com’è andata quindi l’apertura di questa Coppa del Mondo? È filato tutto liscio all’Itaqueirao? Non proprio.  E La Fifa si è scusata per i disagi che si sono verificati in serie durante l’evento di apertura e la successiva partita tra Brasile e Croazia.

La maggior parte dei problemi sono stati dovuti alla linea elettrica che non ha retto e per questo motivo i giornalisti sono rimasti per tutto il tempo senza internet e alcuni riflettori dello stadio si sono spenti durante la partita. L’interruzione di energia elettrica ha creato grossi problemi a negozi, bar e ristoranti per la conservazione dei cibi nelle celle frigorifere.

Durante i test “pre-copa” qualcuno deve essersi dimenticato il posto per le telecamere che sarebbero state installate: e così alcuni spettatori sono stati costretti a sedersi per terra, vedendo il loro posto sottratto per esigenze televisive.  Televisione che non ha mostrato l’annunciata contestazione del pubblico verso la presidentessa Dilma. Dagli spalti sono volati insulti e cori offensivi e la cosa ha avuto ripercussioni nell’opinione pubblica brasiliana. Oltre a l’ex presidente Lula, anche alcuni giornalisti hanno lamentato l’eccessiva maleducazione del pubblico che, va sottolineato, era un pubblico d’elite visto l’altro prezzo dei biglietti. Per dire, che le contestazioni non sono arrivate dal “popolo”, da quella parte di popolazione che avrebbe magari le ragioni di protestare.

Le polemiche non sono mancante anche nel dopo partita. La Fifa sta investigando dopo la denuncia del Corinthians che accusa i giocatori croati di aver distrutto lo spogliatoio dopo la gara. La federazione croata ha ribattuto dicendo che un tavolo si è rotto per non aver retto il peso e che lo spogliatoio si è allagato perché il sistema di scarico dell’acqua non ha funzionato. Effettivamente, lo stesso problema si era verificato anche qualche giorno prima dopo l’allenamento pre-gara.

Oltre che dentro, anche fuori dallo stadio si sono verificati episodi spiacevoli. I bagarini (cambistas) vendevano i biglietti tranquillamente vicino la polizia. Il prezzo negoziato per un ingresso è arrivato fino a 8.000 reais da un valore di 220. Chiudiamo con un bell’episodio: a Sao Paulo, un tassista si è ritrovato in auto 40 biglietti che erano stati persi da una coppia di messicani e…glieli ha restituiti.

Brasiliani, pronti ad accogliere i turisti in arrivo?

by Stefano on

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fonte: folha.uol.com.br

Forse il Brasile non arriverà prontissimo a questa Coppa del Mondo. Ormai manca un solo giorno e i lavori, come abbiamo visto, non sono terminati. Per fortuna, dove non arriva la macchina organizzativa arriva il calore e la simpatia dei brasiliani che non sfuggono allo stereotipo, questa volta positivo, di popolo che ti accoglie a braccia aperte.

Certamente leggeremo in questi giorni di turisti rapinati nella calçada di Copacabana (persino l’allenatore della Croazia ha rischiato un “assalto”) però in generale sono sicuro che i turisti che stanno arrivando in Brasile troveranno tante persone pronte a dare informazioni, consigli e con le quali dopo pochi minuti avranno già fatto amicizia e scambiato il proprio contatto Facebook!

Proprio su questo tema il giornale Folha ha voluto mettere alla prova i brasiliani: un giornalista si è finto un tifoso appena arrivato a São Paulo dalla Croazia per vedere come se la cavano passanti casuali o poliziotti nel dare informazioni in inglese.

Il video mostra per lo meno la buona volontà nel consigliare al meglio il “gringo“: c’è chi abbozza in un inglese improbabile tragitti in metro o treno, chi sponsorizza locali notturni dove spassarsela, chi non sa nemmeno lui come orientarsi nel nuovo quartiere dell’Itaquera.

Sull’Avenida Paulista, una delle vie centrali e più transitate di São Paulo un uomo ha addirittura dato il suo numero di cellulare al reporter finto-turista: “In caso ti perdessi o avessi bisogno di aiuto“.

Il Brasile non sarà pronto, ma i brasiliani sanno dare un “jeitinho” e superare tutte le difficoltà.

nao vai ter copa

Ogni tanto qualcuno mi pone questa domanda. Nonostante abbia provato a parlarne attraverso questo blog e sulla pagina Facebook mi rendo conto che è difficile spiegare cosa sta accadendo in Brasile da quando sono iniziati i lavori per i mondiali se i media, giornali e tv in primis, danno un’informazione parziale. Ed è ancor più difficile e triste vedere che pochi, a cominciare dai brasiliani stessi,vogliono sapere.

E cosi si sente di tutto: Le proteste sono generalizzate, non si sa bene contro chi e contro cosa: sono contro la corruzione, contro il malgoverno, contro Dilma e Lula e anche contro Ronaldo e Pelé. Si protesta contro gli stadi perché sono costati troppo e perché quel denaro andava investito in istruzione e sanità. Questa è fuffa, è un modo per buttarla in caciara, si direbbe a Roma.

Per capire perché migliaia di persone sono arrabbiate, deluse, indignate a causa della Coppa del Mondo (e delle Olimpiadi che seguiranno) vanno raccontate e ascoltate le loro storie. L’anno scorso, mentre ero a Rio durante la Copa das Confederaçoes, ho riportato la storia di Jailson e degli sfollati di Itaquera, il quartiere popolare raso al suolo per far posto allo sfavillante (e ancora non finito) impianto che tra due giorni ospiterà la partita inaugurale del Mondiale.

Oggi riporto la storia di Elisângela. Una storia comune a 30.000 persone nella sola Rio de Janeiro. Persone che dal 2011 hanno visto la loro casa demolita per ordine delle autorità dall’oggi al domani, senza un preavviso e senza ricevere un indennizzo o una casa alternativa. Secondo quanto stimato dal Movimento Nazionale dei Comitati Popolari, in tutto il Brasile sono circa 170.000 le persone che sono state sfollate per far posto alle opere di “ammodernamento” per il Mondiale.

Quando venne annunciato che il Brasile avrebbe ospitato la coppa del mondo e Rio le Olimpiadi, la maggior parte dei brasiliani, ricchi e poveri è stata felice. Il primo pensiero è stato: “questi due eventi porteranno progresso”. A voler citare il motto della bandiera brasiliana si potrebbe dire che il Progresso sta faticosamente arrivando, ma senza Ordine, calpestando i diritti delle persone, specie le più povere.

Come ha detto Jorge Aldir, uno dei più conosciuti commentatori sportivi, “pagheremo per 20 anni uno stadio che non è nostro”, riferendosi al nuovo impianto di Natal, l’Arena das Dunas. Uno stadio che tra l’altro sorge in un’area dove in passato c’erano  molti pozzi che raccoglievano le acque piovane dei violenti nubifragi che spesso si verificano in questa regione. E infatti, alle prime piogge, il nuovo stadio è tornato alla sua originaria natura paludosa.

Tra ingiustizie sociali, debiti e disorganizzazione  i Mondiali 2014 per molti brasiliani sono come una festa organizzata in casa propria a cui non si è invitati salvo però, beffardamente, doverne pagare il salatissimo conto. Ma in fondo il Brasile è e sarà sempre il sinonimo di allegria.  Tra due giorni, la seleçao scenderà in campo e tutto questo rancore, tutto il sentimento negativo verrà dimenticato, anzi no, rimandato.

Fonte: http://apublica.org/

Jairzinho 2013

A lato di Jairzinho, durante la partita Brasil x Italia, Confederation Cup 2013

Una delle cose più belle, in questi giorni di avvicinamento ai Mondiali in Brasile, è ripercorrere la storia dei mondiali e in particolare della nazionale brasiliana. Imperdibili, da questo punto di vista, sono i racconti di Federico Buffa su SKy o i libri come Brazil di Lorenzo Longhi. Anche il web offre tanti spunti: il sito di GloboEsporte o il portale di UOL dedicato ai mondiali in questi giorni sono fonti interessantissime.

Leggevo ad esempio una curiosità sulla maglia n.7 della nazionale, che si è tramandata negli anni tra giocatori sempre molto differenti tra loro. È stata la maglia di Garrincha, l’ala per eccellenza, che ha fatto del dribbling ubriacante il suo marchio di fabbrica. Ma è stata anche la maglia indossata da Jairzinho che nel 1970 segnò 7 gol in 6 partite (un fatto inedito ancora oggi) guadagnandosi il soprannome di Furacão da Copa (L’uragano della Coppa del Mondo).

L’allora tecnico dell’Inghilterra, Sir Alfred Ramsey, dopo la partita contro il Brasile, persa proprio per un gol di Jairzinho dichiarò che nemmeno Pelé era stato difficile da marcare quanto il numero 7. Lo stile di Jairzinho era differente da Garrincha: Mané dribblava, poi si fermava e dribblava di nuovo, sorridente. Jairzinho andava dritto passando sopra gli avversari, determinato. Come un Furacão, appunto.

Tra pochi giorni, a Brasile 2014, toccherà a Hulk vestire la maglia n.7 e curiosamente, il giocatore dello Zenit è l’unico che per corporatura e forza fisica può ricordare Jairzinho. Chissà se il suo impatto, unito alla fantasia di Neymar e l’opportunismo sotto porta di Fred, porteranno anche questo giovane Brasile nella storia.

thiago silva no ai tifosi negli allenamenti

fonte: folha.uol.com.br

Nella partitella di rifinitura di sabato, prima dell’amichevole contro il Panama, Thiago Silva era schierato tra le riserve con il duro compito di marcare Neymar. In una giocata rapida il numero 10 brasiliano lo ha saltato in dribbling e lui lo ha messo giù con un fallo. Nel cadere Neymar ha gridato e dagli spalti un tifoso ha urlato :“Calma, Thiago, lascialo andare”.  Thiago Silva dal canto suo non ha reagito alle parola del tifoso ma ha riferito l’episodio più tardi in conferenza stampa.

Secondo il difensore del PSG  la presenza di stampa e tifosi agli allenamenti infastidisce, anche perché  in Europa le squadre non aprono i cancelli deglia allenamenti al pubblico e i giocatori non sono abituati.

Gli allenamenti della Seleção sono frequentati specialmente dagli sponsor (patrocinadores). La CBF ha 14 sponsor tecnici, che portano clienti e tifosi in genere ad assistere agli allenamenti. A questi si sommano i familiari degli atleti oltre che ai giornalisti.

La promessa della CBF è che a d’ora in avanti tutte queste visite (a eccezione dei familiari) saranno limitate, come anche le partecipazioni di Felipe Scolari a programmi tv.

Insomma, qualcuno tra giocatori e dirigenti comincia a capire che forse questo clima fin troppo disteso, forse per non far pesare ai giocatori la responsabilità di giocare un mondiale in casa (con l’obbligo di vincerlo) potrebbe essere un ostacolo anziché un aiuto.

libro fluminense

fonte: netflu.com.br

Questo sabato, presso la sede storica del Fluminense a Laranjeiras (Rio de Janeiro) sarà presentato un libro intitolato “Nós somos a História” (Noi siamo la Storia). Il volume che racconta i fatti e le curiosità più importanti dei 100 anni di storia del club carioca e del rapporto  con la nazionale brasiliana. Nel giorno della presentazione, nella tribuna d’onore dello stadio das Laranjeiras, l’ingresso sarà gratuito per tutti i tifosi che vorranno acquistare il libro che però costerà 70 reais (circa 22 euro).

I tifosi presenti però potranno anche scattare una foto con il pallone usato per la prima partita dalla Seleçao e conservato nello stadio, che è il più antico di Rio de Janeiro. Sabato sarà anche la vigilia della partita amichevole con l’Italia, che vedrà presenti giocatori del passato e del presente del Fluminense.

Firmato da Dhaniel Cohen, Heitor D’Alincourt e Carlos Santoro, “Nós somos a História” sarà il quinto libro pubblicato dal Fluminense dal 2012.